Storytelling per la crescita personale: Perdono

Ieri pomeriggio chiacchieravo con una mia cara amica e tra un sorso di caffè ed un biscotto ascoltavo il suo racconto accorato. Mi parlava di una complicata vicenda familiare in cui si intrecciavano eredità, ingiustizie, soldi, debiti, livori e dispetti. Una storia come tante.

Ció che maggiormente mi colpiva non era la narrazione in sé, nella quale mi sono persapiuttosto presto perché i passaggi erano troppi e complessi, ma lo stato d’animo della mia amica, il suo sguardo di fuoco, le lacrime trattenute a stento, l’espressione di rabbia mista a
dolore.

Percepivo che qualcosa dentro le rode l’anima costantemente, influenza tutti i suoi vissuti ed ogni suo stato d’animo.

Ho provato a dirle che dovrebbe liberarsi di tutta quella rabbia e non per un discorso etico o religioso, ma per se stessa.
Il continuo rimuginare, il pensiero ossessivo, le emozioni negative che ne derivano la stanno letteralmente intossicando.

La rabbia, il risentimento hanno diritto ad avere un loro spazio ed un loro tempo di espressione, ma a patto che entrambi siano limitati. Credo che questi sentimenti vadano provati, sperimentati ed espressi, ma che poi sia necessario contenerli, elaborarli e
trasformarli in qualcosa di migliore per noi e per la nostra vita.

Non è facile prendere le distanze emotive da certe situazioni, a volte davvero serie e dolorose, ma perpetuando il pensiero ed i sentimenti di rabbia, odio, rancore e vendetta ci facciamo solo più male.

Ovviamente dire ad una persona arrabbiata e addolorata, certa di aver subíto un immenso torto, che dovrebbe perdonare e liberarsi dei sentimenti negativi è banale e appare come pura teoria. Equivale a dire ad un innamorato che non deve amare o ad un bambino
disperato che non deve piangere.

In realtà io riesco a sentire risuonare nel mio animo una vasta gamma di sentimenti provatidagli altri, ma sulla rabbia ho qualche difficoltà e non perché io sia buona o migliore, ma perché la rabbia mi turba. Questa emozione può diventare funzionale se dosata bene e se contestualizzata puó essere necessaria e proficua.

Ci appartiene, è nostra e non penso che debba essere necessariamente repressa, ma non bisognerebbe lasciarle troppo spazio; credo sia piú utile imparare a gestirla.

Io ho il “perdono facile” e nella lunga lista di lavori che dovrei fare per la mia crescitapersonale aggiungeró anche “consentirmi di vivere e sperimentare la rabbia un po’ più a lungo”.

Non mi piacciono il rancore ed il livore; non voglio provarli perché fa male solo a me.
Sono sentimenti corrosivi che con il tempo ci consumano dentro e non portano a nulla, se non all’invecchiamento dell’anima. Si insinuano come un veleno in maniera subdola all’interno delle nostre esperienze e percezioni , appesantendoci la vita .

Personalmente non godo al pensiero della vendetta, non mi ripaga, non mi regala soddisfazione, non mi compensa di nulla.
Anche io mi arrabbio, ma il mio fuoco è di paglia, non scoppia l’incendio o, se scoppia, si spegne in fretta.

Perdonare, a mio avviso, non significa sempre riconciliarsi sul piano pratico con chi ci ha fatto un torto o ci ha provocato un dolore; per me vuol dire prendere gradualmente le distanze( sia fisiche che emotive) da quella persona o da quella situazione e non consentire a quell’esperienza di dilagare condizionando la mia vita, i miei pensieri, i miei vissuti, le mie relazioni.

Se puó esserci riconciliazione mi fa piacere, ma non sempre è possibile; a me interessa fare PACE con con i miei sentimenti, con la mia testa, con la vita e rimettere piano piano a posto quello che mi si è creato dentro: il caos, la delusione, il dispiacere, la rabbia, il risentimento.

Mi sono spesso chiesta se temo le emozioni distruttive, se non le so affrontare, se sono una debole e le nascondo.

Ci ho pensato tanto e non so se ho imparato a gestire e a dosare la rabbia, ma so che non mi piace perché MI fa male.

La rabbia utile e forse indispensabile, a mio avviso, è quella che nasce dall’indignazione per ragioni sociali, umane, etiche o politiche, quella che spinge alla lotta necessaria, quella che porta al nuovo e al cambiamento positivo sul piano personale o sociale.

Comprendo che esistono “rabbie” quotidiane degne di attenzione, ma in molti casi il perdono sarebbe la medicina migliore.

Ho letto che il PER-DONO è appunto un dono che facciamo a noi stessi piú che all’altro ed io questo regalo voglio proprio farmelo.

Dunque, quando mi arrabbio mi dura un po’ e poi sinceramente e naturalmente vado oltre. E lo faccio per puro e sano egoismo.

Fortunatamente mi riesce facile non farmi catturare ed imprigionare dall’odio, dall’ira e dal continuo rimuginare, ma so che per tante persone è complicato e lo capisco. Di torti ne ho ricevuti e sicuramente ne ho fatti; in alcuni casi dimentico o comunque ho un
ricordo razionale più che emotivo, in altri casi prendo le distanze da chi mi ha ferito, ma non riesco a provare rancore e a pensare costantemente al male ricevuto.

In qualche modo mi passa e mi sento leggera perché le emozioni negative rendono grigio e greve il cielo sulla nostra testa.
Ho fatto pace anche con il mio passato e con le relazioni dolorose che ho vissuto ed è una pace reale che mi ha donato la possibilità di guardare e di vedere le persone e gli eventi sotto un’altra luce.

E credo di essermi riconciliata in qualche modo anche con la vita; per anni l’ho temuta,detestata, giudicata, trattata con acredine e diffidenza. Oggi non appartengo al gruppo di chi scrive su WA “Buongiorno. La vita è meravigliosa” (anche perché appena sveglia il mio
umore di solito non brilla di luce propria), ma riesco a guardarla e a percepirla senza risentimento.

Spesso non la capisco, ma altrettanto spesso mi stupisce, mi meraviglia in positivo e queste sensazioni si trasformano in pace interiore. Forse arrabbiarmi poco o per poco fa parte del mio modo di stare oggi al mondo e di camminare alla mia età sui sentieri della vita.

Il perdono ,a mio parere, non è l’atto passivo di chi non si arrabbia o di chi trattiene e reprime la rabbia rischiando di scoppiare; il perdono non è sforzarsi di dimenticare, ma è un processo difficile, coraggioso, attivo e consapevole che porta al benessere interiore.

Io non ho nulla da insegnare, sono solo fortunata perché la mia natura è incline al perdono ed ho imparato ad apprezzarne i benefici.

Non esiste una formula magica per perdonare e c’è chi non vuole o non ci riesce perché ha bisogno di provare “quella rabbia”. Credo ,peró, che ci si possa impegnare in un percorso per superare la rabbia facendosi aiutare da professionisti, provando a leggere dei libri
sull’argomento o tentando di scaricarla in altri modi, ma vale la pena, secondo me, farselo questo regalo!

Qualcuno dice che chi non perdona se stesso non riesce a perdonare gli altri e viceversa.

Io non so se sia vero, ma con ME sono sempre stata molto dura, severa, rabbiosa e a volte rancorosa.

Da un po’ mi sto impegnando per volermi bene, per perdonare le mie debolezze, i miei fallimenti, i miei errori. Mi guardo con una certa tenerezza e questa sensazione mi conforta.

Paradossalmente mi è sempre stato più semplice perdonare gli altri che me stessa, ma se riuscissi ad arrivare al “perdono completo” sarebbe un “regalo completo” fatto alla persona che sono oggi.

perdono, crescita personale, cambiamento, crescita emotiva

Fissa un appuntamento

Lo scopo di ciascun percorso Fun-Raising è quello di accompagnare le Persone a vivere serenamente nel proprio mondo personale e professionale.