Malattia mentale: l’inserimento socio-lavorativo dei soggetti con disagio psichico

«Non esistono persone normali e non, ma donne e uomini con punti di forza e di debolezza ed è compito della società fare in modo che ciascuno possa sentirsi libero, nessuno sentirsi solo» Franco Basaglia

E’ scientificamente provato di come l’inserimento di disabili psichici in processi lavorativi comporta benefici tangibili non solo nel mantenimento dei livelli di salute ma anche nella sua dimensione “sociale” riuscendo a restituire loro dignità, autonomia e uno scopo nella vita.

A tal fine, nell’intento di facilitare interventi di empowerment individuali volti alla piena inclusione sociale e professionale delle persone con disabilità psichica, è doveroso attivare percorsi personalizzati di inserimento lavorativo che tengano conto delle loro capacità, delle loro aspirazioni personali e professionale e del loro potenziale espresso ed inespresso.

E’ richiesto alle aziende ospitanti di:
– sviluppare una cultura dell’accoglienza attraverso l’analisi dei bisogni del lavoratore disabile e l’orientamento e il sostegno nell’inserimento.
– valorizzare le risorse umane andando a progettare su misura e centrando sulla persona i singoli interventi di inserimento lavorativo, tenuto conto sia delle esigenze del mercato del lavoro che delle specificità del caso e della condizione di fragilità.

La disciplina legislative di riferimento è la L. 68/99 che ha abrogate l’art. 5 della vecchia legge sul collocamento mirato n. 482/1968 che non contemplava fra i destinatari della legge gli invalidi psichici.

La Corte Costituzionale, con una sentenza epocale, la n. 50 del 2 febbraio 1990, ne dichiarò la illegittimità costituzionale portando il legislatore ad adeguarsi alla decisione.

Con l’art. 19 della legge n. 104/92 si estendeva l’applicazione del collocamento obbligatorio anche a persone con disabilità psichica con capacità lavorative e relazionali che ne consentono l’impiego in mansioni compatibili.

L’art. 19 della legge 104/92 inoltre prevede che la capacità lavorativa è accertata dalla commissione preposte all’accertamento dell’handicap.

Si ricorda che l’accertamento delle condizioni di disabilità previsto dall’art. 1 – comma 4 della legge 68/99 è effettuato secondo le modalità indicate nel D.P.C.M. 13/01/2000.

Tale accertamento comporta la possibilità di accedere al sistema per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e nello specifico ai percorsi di collocamento mirato.

L’art. 9 – comma 4 della legge 68/99 fa espresso riferimento alle persone con disabilità psichica . D’altronde “I disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa mediante le convenzioni di cui all’articolo 11. I datori di lavoro che effettuano le assunzioni ai sensi del presente comma hanno diritto alle agevolazioni di cui all’articolo 13”.

Presupposto fondamentale della legge è che non è possibile apriori escludere dal mercato del lavoro Persone che pur avendo un certo grado di disabilità comprovata non comportano una diminuzione o assenza di capacità lavorative tali da giustificarne l’esclusione.

Le Persone con disabilità in possesso dei requisiti prescritti dalla legge e che ambiscono ad un ruolo lavorativo attivo devono iscriversi nelle apposite liste presso il Centro per l’Impiego territoriale di competenza che annota in una apposita scheda le capacità lavorative, le abilità, le competenze e le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione e analizza le caratteristiche dei posti da assegnare, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Le Cooperative Sociali

Un ruolo nevralgico nei processi di inserimento lavorativo è stato svolto negli anni dalle cooperative sociali che, grazie alla creazione di un ambiente protetto, mettevano i disabili psichici in condizione di sperimentare relazioni di lavoro.

La cooperativa di tipo B funge al tempo stesso da Azienda (luogo dove si lavora e si produce), da esperienza autogestita (luogo dove si supera la dicotomia datore di lavoro-lavoratore in quanto quest’ultimo diventa gestore dell’attività lavorativa in cui è implicato) e da esperienza formativa (luogo dove si sviluppano processi di crescita e di maturazione).

Normativa di riferimento

• Sentenza della Corte costituzionale 2 febbraio 1990, n. 50;
• Legge 8 novembre 1991, n. 381: “Disciplina delle cooperative sociali”;
• Legge 5 febbraio 1992, n. 104: “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”;
• Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 2000: “Atto di indirizzo e coordinamento in materia di collocamento obbligatorio dei disabili a norma dell’articolo 1 comma 4 della legge 12 marzo 1999;
• Legge 10 dicembre 2014, n. 183: “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”;
• Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151: “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.

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