Storie di Amalia – Storytelling per la crescita personale : Normalità

“Mamma, secondo te, noi siamo una famiglia normale?” mi ha chiesto a bruciapelo mio figlio la scorsa settimana.
Bella domanda; complessa perché complesso è il concetto di normalità.

Io credo che una definizione di NORMALITÀ non si possa dare; a mio avviso puó essere normale tutto ció che non lede se stessi e gli altri.
Non considero normale ció che fa la maggioranza o ció che non desta stupore e scalpore; reputo normale anche un comportamento che ai piú appare bizzarro ma che per me va bene, mi fa stare bene, non danneggia nessuno e non manca di rispetto.

Ho imparato con gli anni a fregarmene quasi totalmente del giudizio degli altri. Certo, essere apprezzata mi fa sempre piacere ed essere criticata non mi fa saltare di gioia, ma oggi non mi fa soffrire come un tempo, né mi mette in crisi come in passato. Le mie priorità riguardano l’etica personale, i sentimenti, le relazioni familiari, amicali, sociali e il lavoro.

In questi ambiti vorrei non essere solo “normale”, ma mi piacerebbe essere “eccellente”; a volte sono dura con me stessa e ho l’impressione di sbagliare tutto, a volte mi assolvo e per fortuna mi capita spesso di pensare che in fondo me la cavo!

In ogni caso il giudizio su di me che ha il peso maggiore nella mia anima e nella mia mente è generalmente il mio.
Ed io con me stessa sono un giudice piuttosto severo, parco di buonismi, ma oggi piú disposto all’assoluzione.
Tornando alla domanda di mio figlio, appena me l’ha posta, ha anche aggiunto che il concetto di normalità è a suo parere molto relativo. Ed io condivido appieno. Del giudizio comune non mi importa e non so chi stabilisca i parametri di certe “normalità così personali”.

Ognuno ha la sua normalità che è tale, ripeto, se non lede nessuno. E allora per me è normale vestirmi come mi pare, indossare un anello piuttosto assurdo che non piace a nessuno, andare in giro per casa guardando video sui profumi e minacciando che faró la
youtuber.

È normale dire alla gatta che l’ho partorita io, chiedere ai miei figli di raccontarmi com’era stare nella mia pancia o dirgli cento
volte al giorno che sono bellissimi. È normale litigare con mio marito e dopo qualche minuto ridere insieme, pensare che è un gran rompiscatole sapendo che non posso vivere senza di lui. È normale che io sia molto credente e lui molto ateo, che io sia pacifista per natura nei rapporti personali e lui fumantino e bellicoso, che entrambi siamo troppo sensibili, ansiosi, testardi, fedeli, leali, accumulatori, un po’ bambini, un po’ vecchi, molto forti e molto fragili. E quando guardiamo un bel film sul divano ci asciughiamo le lacrime in silenzio.

È normale che noi quattro stiamo spesso in casa ognuno per conto suo; di solito non chiacchieriamo tanto, ma i nostri momenti di incontro sono generalmente forti sul piano emotivo, carichi di intensità e di affetto.
La nostra normalità è appunto NOSTRA .

Per me è normale giocare con i bambini a lavoro come se avessi la loro etá, è normale essere triste e magari dopo qualche ora felice, è normale benedire costantemente i miei familiari con lunghe frasi che scatenano la loro ilaritá e il loro disappunto in quanto sono certi
che sortiscano un effetto nefasto.

Io rido e benedico senza pudore anche quando li vedo passare sotto il mio balcone e da lassú grido dei “ti amo” che soddisfano me e fanno nascere in loro il desiderio di sparire. Per me è normale girare per casa con una bacinella sulla testa per contenere i pensieri, guardata con sospetto dalla gatta; è normale fingere di fumare con l’ombelico mentre mia cognata si sbellica dalle risate e mio marito mi guarda rassegnato; è normale conservare
troppi barattoli di Nutella nella lavastoviglie rotta o avere scorte infinite di carta igienica….che può sempre servire.

E ritengo normali tante altre situazioni più o meno significative che per gli altri sono strambe.

Non nascondo le mie stranezze, le assecondo e le condivido, sebbene spesso gli altri mi rivolgano sguardi stupiti ed anche un po’ diffidenti.
Per me è naturale vivere su un’altalena e trovare il mio equilibrio nel continuo disequilibrio ed incontrare me stessa nel costante dondolìo di pensieri ed emozioni che a volte fatico a tenere a bada.

Nella mia vita a momenti prevale la parte di me bambina: giocosa, dissacrante, anarchica, ironica, capricciosa, fiduciosa, piena di sogni, ma anche di domande, di paure, di incertezze.

La ME bambina deve fare i conti con la ME vecchia, stanca, affaticata, triste, rassegnata, priva di illusioni e speranze.
Per fortuna la bambina pazzerella ha più energie e di solito riesce a mettere a letto la vecchina brontolona, a farle qualche scherzo per strapparle un sorriso.

Non ho intenzione di elencare le mie eccentricitá perché sono davvero tante, nè credo mi rendano speciale e tantomeno mi interessa destare l’effetto sorpresa o fare di me un “personaggio”.

Semplicemente questa sono io e questa è la mia normalità, forse un po’ bislacca, ma reale e spontanea ed oggi non ho intenzione di vivere preoccupandomi di cosa possano pensare gli altri di me.

Il mio essere “sopra le righe” (e mi domando chi abbia tracciato queste righe, che io proprio non riesco a vedere) ha contagiato in qualche modo i miei figli e mi piace sapere che hanno una loro personalità, una loro unicità che non rinnegano.
Mi rasserena che alla loro etá non cerchino di conformarsi alla massa per timore del giudizio altrui.

Io non ho nulla da insegnare a nessuno, so solo che da ragazzina avrei voluto essere come le altre, avrei voluto in tanti momenti essere diversa da come ero e mi sono sforzata di piacere a chi mi stava intorno, ma forse non a me.

Oggi, dopo secoli, ho capito che per stare bene devo piacere a me stessa o quantomeno devo essere me stessa: non posso più venire a compromessi con il mio vero Io per far contenti gli altri perché la contraddizione che ne scaturisce è troppo pesante da sopportare.
E se essere normali vuol dire stare in pace con se stessi, allora credo che io oggi mi possa definire una persona normale, ricca della MIA normalità.

A mio figlio ho chiesto cosa sentisse lui rispetto alla nostra famiglia. Abbiamo chiacchierato e ci siamo trovati d’accordo sul fatto che solo gli aspetti, le situazioni, le modalità, le parole, i comportamenti che sentiamo dissonanti o che ci arrecano dolore sono NON normali.

La nostra famiglia non è perfetta (ed anche in tal caso mi domando chi abbia definito il target della perfezione), non so se sia NORMALE ma, con le sue imperfezioni e le sue peculiarità, è vera, autentica, caratterizzata da sinceritá, fiducia, libertà, lealtá, rispetto degli spazi e dei sentimenti; padre e figli sono molto orgogliosi, io no ed abbatto velocemente il muro della rabbia e del silenzio sia mio che degli altri.

Non mi piacciono i lunghi silenzi rimuginanti che si caricano di rabbia e nemmeno i discorsi infiniti, ma mi piace essere certa che noi tutti, passata l’alta marea, siamo pronti a metterci in discussione per modificare dei comportamenti che possono ferire l’altro.

E mentre io mi emoziono e mi rassicuro riflettendo sulle caratteristiche della mia famiglia, il giovane rampollo conclude “Comunque, mamma, non ti illudere, TU non sei normale!” e se ne va in camera sua ridendo a crepapelle.

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