Storie d’Amalia – Storytelling per la crescita personale: Creatività

Nel mio armadio, incastrate tra i pigiami, si intravedono tante bustine colorate che custodiscono il frutto della creatività di amiche e colleghe.
Io non amo gioielli (nemmeno quelli veri e costosi), borse, cinture, gingilli e ninnoli vari, ma compro un po’ di tutto perché non riesco a dire NO alle produzioni creative di coloro che conosco.

Mi piace gratificare e onorare il processo creativo; in quegli oggetti sento qualcosa di prezioso, un’energia vitale, un movimento positivo, un’emozione, un pensiero, un desiderio, come se contenessero un frammento dell’anima delle persone che li hanno prodotti.
Questa sensazione non è soltanto un’altra delle mie stranezze, ma è il frutto dei miei vissuti e delle mie esperienze.
La creatività è un processo salvifico, che assume infiniti significati e un immenso valore in momenti particolari della nostra vita. E non mi riferisco soltanto a disegnare, dipingere, fotografare, creare gioielli, lavorare la ceramica, cucire, scrivere…..

Sono creativi il ballo, la cucina, il canto, la musica, la recitazione, il giardinaggio; è creativo vestirsi (non nel mio caso), truccarsi, pettinarsi, sistemare casa in una maniera che ci piace, apparecchiare la tavola, fare sport con passione, condividere il tempo in maniera piacevole con qualcuno.
Anche il semplice parlare puó essere creativo, un consiglio delicato e sincero, un aiuto vero, un sorriso, un abbraccio possono esprimere creatività.

C’è qualcosa di magico e divino nel processo creativo, la natura è creativa, la vita lo è. Lo sono i rapporti, le emozioni, le relazioni ed anche il lavoro può essere creativo; certo non sempre, ma a volte può dipendere anche da come lo si affronta.

La creatività cura, la creatività può salvare ed io lo so.

Non sono un’artista, anzi, mi mancano il talento e la precisione, ma la creatività è altro e va oltre.
Nel periodo piú buio, doloroso e disperato della mia vita ho aperto per caso un cassetto e ho trovato un vecchio manuale di pasticceria che mia madre non aveva mai usato. L’ho sfogliato e senza pensarci sú ho iniziato ad impastare delle brioches. Fino ad allora non avevo mai cucinato nulla, men che meno i dolci. Il risultato è stato piuttosto soddisfacente e da quel giorno dico spesso che i dolci mi hanno salvato.

Ho imparato a farli sempre meglio, mi sono perfezionata e da trent’anni faccio torte, biscotti, lievitati e pasticcini, ma il punto non è tanto il livello che ho raggiunto quanto il processo che ho vissuto.

La creatività è sana sempre e lo è nei momenti bui, in quelli luminosi, in quelli con luce fioca, ma anche nelle possibili ore di noia, di tristezza passeggera, di solitudine, di dubbio, di insoddisfazione, di confusione o di agitazione.

Insomma, a mio parere, é un toccasana sempre, e puó esserci di supporto e conforto non solo nei periodi critici, ma anche nel quotidiano.
Nel mio lungo momento di tenebra pensare al dolce che avrei voluto sperimentare, agli ingredienti necessari, agli attrezzi utili, ai ricettari piú illustrati ha alleggerito il peso del buio.

Impastare, mescolare, toccare, inventare, seguire le indicazioni, sentire i profumi, vedere le mie produzioni a tavola, godermi i complimenti degli altri, hanno distratto e in parte curato il mio malessere, creando un universo parallelo a quello del dolore ma profumato e soave in
cui potevo essere me stessa ed altro da me.

Ho scoperto un mondo in cui mi era possibile vivere momenti di piacere, un tempo in cui ero in grado di impastare il mio dolore, aggiungendo ad esso altri ingredienti, altre emozioni, trasformandolo in qualcosa di diverso, di buono.
E la creatrice, l’artefice di questo processo ero io, con la mia testa, le mie mani, i miei sensi, il mio cuore.

La magia sta proprio nella creazione di un prodotto, di una situazione o di un’emozione che racchiudono in sé un momento, quel momento della nostra vita. Lo catturano rendendolo migliore e se non si tratta di un momento triste o confuso, ma appagante e felice, lo fermano come in una fotografia donandogli piú bellezza. I bambini sono naturalmente creativi: il gioco, la fantasia, la sperimentazione, la voglia di
osare e di mettersi alla prova li rendono tali. Io credo, peró, che possiamo esserlo tutti e non solo gli artisti o i veri talenti.

Oltre a pasticciare nella mia vita ho ricamato per un lungo periodo in cui sono stata a riposo necessario, ho scritto tanto e spessissimo, ho cantato (fortunatamente per gli altri solo in famiglia), ho modificato l’aspetto della casa piú volte, mi sono impegnata con passione a prendermi cura delle relazioni e soprattutto il mio lavoro mi consente di giocare con i bambini respirando un po’ della loro purezza.

Ultimamente ho iniziato a dedicarmi alla lana e ai ferri, ma so fare solo sciarpe deformi e strane coperte, apprezzate unicamente dalla mia gatta.
Io non demordo e continuo ad intrecciare pensieri, emozioni e ricordi nei fili di lana e quando tocco con soddisfazione le mie asimmetriche e sbilenche sciarpe sono contenta perché le ho fatte io, perché racchiudono un pezzetto di me, del mio cuore, della mia vita; perché mentre
le ho fatte mi sono distratta, mi sono rilassata, ho dimenticato delle cose, ne ho ricordate altre ed alcune le ho trasformate in qualcosa di migliore.

Nelle mie coperte e nelle mie sciarpe c’è anche qualche buco; io sostengo con spavalderia che sia voluto ma nessuno mi crede. Forse sono bucate come a volte lo è la mia anima e mi piace pensare che da quei fori io possa guardare il mondo e vederlo piú bello; li immagino come piccole finestre da cui mi posso affacciare per vedere il positivo che c’è in me e negli altri, o ci guardo dentro e fingo che siano occhiali speciali, un po’ magici, capaci di farmi vedere da vicino le stelle e l’arcobaleno.
Forse anche questa è creatività.

creatività, colori, benessere, felicità a colori

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