Storytelling per la crescita personale: forza e fragilità unite contro il Coronavirus

Mi sono sentita dire tante volte che in apparenza sembro una persona fragile, ma che in realtà sono forte.
Nella mia famiglia di origine si parla di me come di quella fragile, emotiva, ansiosa, ipersensibile, agitata, iperattiva, un po’- tanto strana.
Io, a dire il vero, non lo so come sono, ma forse so chi sono; certo le etichette che mi galleggiano sulla testa spesso entrano nel cervello, ma non importa.

Se guardo al mio passato vedo la fragilità, l’ipersensibilità e tutto il resto, ma intravedo anche la forza, come in una foto di gruppo in cui qualcuno più timido e discreto é finito dietro, ma c’è.

Quando la vita travolge i fragili non credo sia molto diverso dal modo in cui travolge i forti.

Il dolore é dolore e fa male: la confusione, il caos dentro, la disperazione.
La differenza, forse, sta nella maniera di affrontare le cose, ma ognuno lo fa a modo suo, come sa e come può.

La “me fragile” ha dovuto assistere il marito malato di Covid a casa, nel terrore che peggiorasse. La me fragile ha dovuto decidere di farlo ricoverare, lo ha accompagnato in ospedale guidando bene, come non aveva mai fatto, controllando le lacrime che le bruciavano negli
occhi e nel cuore, salutandolo lì fuori con un sorriso.
La me fragile a casa si é svuotata di lacrime, si é accasciata a terra disperata, ma nascosta dai suoi due figli, positivi al Covid e spaventati.
La fragile ha curato la gatta che ha deciso di farsi venire una fistola purulenta per partecipare al dramma familiare.

I numerosissimi messaggi di affetto e vicinanza le hanno un po’ scaldato il cuore.
La fragile non sempre é lucida e compatta, anzi va in giro per casa e cerca le particelle microscopiche che perde nel dolore, nella paura e se le riappiccica addosso come meglio può.

La fragile, la sera, si accuccia sul divano con la gatta ai suoi piedi e chiede alla parte forte di sé di esistere, di venirle in aiuto, se davvero c’é. La cerca e la ricerca ma le sembra che non ci sia, che non risponda. Chissà se esiste davvero!

E poi la fragile pensa “Ok, ho affrontato anche oggi, ho curato figli e gatto, ho pianto il giusto, ho tenuto a bada il dolore, ho steso i panni, ho lavato i piatti, ho spazzato casa alla meglio e ho sostenuto, come ho potuto, mio marito via messaggio.
Non so se sia stata la me fragile o la me forte ad aver fatto queste cose, ma so che le ho fatte e le ho fatte io.

La strada é lunga ma abbraccio il pensiero che il mio adorato marito entrerà dalla porta di casa e lo stringerò non troppo forte perché deve respirare e ritornerà in famiglia quella “strana normalità” che ci caratterizza, la nostra normalità. Credo che ognuno di noi, fragili o meno, abbia in fondo al cuore una scintilla di forza.

Non sempre é facile trovarla, lo so, ma tenta e ritenta, la vedi, la senti perché c’è e in fondo lo sai.
E allora non lasciartela sfuggire, non farla perdere nel buio del dolore e della disperazione; quella scintilla sei TU, é la tua luce dentro.
Ce l’hai, c’è, é la tua luce di vita, é la TUA forza. Puoi faticare a cercarla, a trovarla e chiedere aiuto a chi saprà guidarti, ma devi avere una
certezza: TU, si anche TU, quella luce ce l’hai dentro.

A volte la perderai per un po’, a volte la vedrai calda e luminosa, a volte flebile, ma é lì ed é la tua. E allora noi fragili forse siamo più forti dei forti perché, oltre ad affrontare il dolore, fatichiamo anche a cercare dentro di noi la bussola, la luce, la rotta, la speranza, la voglia e la capacità di reagire.

Io oggi, almeno oggi, mi tolgo l’etichetta di persona FRAGILE e mi scrivo in testa e nel cuore a caratteri cubitali “FORTE, due volte FORTE”.

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Lo scopo di ciascun percorso Fun-Raising è quello di accompagnare le Persone a vivere serenamente nel proprio mondo personale e professionale.