Storie di Amalia – Storytelling per la crescita personale: Il Tronchetto della Felicità

Pochi giorni fa leggevo che esiste una pianta, la “Dracaena fragrans”, detta comunemente “Tronchetto della felicità” che è in grado di assorbire umidità dagli appartamenti e ansia dai cuori.

Ho pensato “È la pianta che fa per me, nonostante il mio pollice nero. La mia casa è piuttosto umida e nel mio corpo scorrono da anni ansia e sangue; io respiro ansia e aria, mangio ansia e pane, bevo ansia e acqua”.

Mi sono immaginata seduta accanto alla finestra sotto un Tronchetto della felicità enorme (uno normale non servirebbe!), così grande da poter assorbire e contenere tutta la mia ansia e ho sorriso un po’ avvilita: non potrò mai piazzare un albero in casa e comunque non voglio che alcun essere vivente si appesantisca con le mie tonnellate di ansia.

Ieri pensavo proprio a lei, alla MIA ansia che da circa tre decenni mi accompagna ogni giorno. E se la definisco MIA non è per rivendicarne con orgoglio il possesso, ma è perché ognuno ha la propria ansia che si manifesta in maniera differente. Certo, vivere in sua compagnia non è stato piacevole; la nostra convivenza è stata molto difficile, almeno per me.

Lei, l’ansia, è prepotente, testarda, invadente, assillante, instancabile ed ha quasi sempre avuto la meglio. Ha gestito il mio tempo, le mie azioni, i miei pensieri, forse anche le mie parole e le mie reazioni.

Si è nascosta per anni, poi l’ho scoperta dietro altre emozioni e sensazioni o dietro molti agiti.

In realtà lei, la “signora-ansia”, è una despota e mi ha costretta a vivere situazioni assurde, snervanti, a trascorrere periodi estenuanti.
Mi ha stancata, succhiata, consumata e credo sia instancabile; non si riposa mai e non fa riposare me, non si arrende facilmente e troppo spesso mi sono arresa io a lei.

Si, so da dove nasce, ci ho lavorato a lungo per scoprirlo, ma conoscere le sue origini non è servito ad indebolirla.

“L’ansia va riconosciuta, arginata, controllata” mi sono sentita dire tante volte.

Io l’ho riconosciuta, l’ho conosciuta, forse l’ho arginata, ma non credo di saperla controllare. Riconosco di aver fatto progressi in tal senso, ma mi sento ancora troppo spesso in balìa della “tiranna”.

Dopo anni di obbligata convivenza, però, ho capito qualcosa di lei e di me.

Io non sono lei, io sono una persona con tante caratteristiche, tanti pregi e tanti difetti. Io non sono solo ansiosa, sono anche ansiosa, molto ansiosa, ma non SOLO ansiosa.

L’ansia è un aspetto del mio modo di stare al mondo, del mio modo di essere, ma non è il solo.

Non posso rinnegare questa parte di me, né ignorarla e né eliminarla e non voglio neanche odiarla, sebbene lo abbia fatto.
Ho imparato a non detestare la “me ansiosa”, ma ad accettarla, a comprenderla ed oggi provo anche tenerezza per questo aspetto di me. Non lo temo, non lo combatto, non lo respingo, non lo rinnego e nemmeno lo ignoro.

Semplicemente non la detesto, non me ne vergogno e ormai nemmeno provo a scacciarla, l’ansia; non la percepisco come un’acerrima nemica, non la combatto con rabbia, né mi sono arresa a lei. Io so quanto sia radicata nella mia vita, ne sono fin troppo consapevole, ma
oggi la percepisco in maniera diversa.

La “me ansiosa” mi fa tenerezza, mi fa sorridere, a volte mi fa persino ridere e l’ironia mi aiuta a guardare meglio le cose, a prendere la giusta distanza e ad interagire con chi mi sta intorno in maniera concreta, ma più leggera.

Quando sono in ansia, al di là degli aspetti negativi della situazione, vedo in me qualcosa di tenero e anche di comico.
Vorrei abbracciare la parte di me ansiosa, tranquillizzarla, coccolarla e rassicurarla, spiegandole tante cose.

Ho imparato a ironizzare sulle mie reazioni imprevedibili, eccessive, a volte incomprensibili ed eccentriche.

Non voglio minimizzare il peso che ci portiamo dentro “noi ansiosi” e la fatica che ci costa gestire la quotidianità, non voglio sminuire l’importanza di interventi specifici finalizzati a darci sollievo; non ho intenzione di tessere le lodi dell’ansia (ci mancherebbe!), nè di sostenere che sia una fortuna, un premio, un privilegio averla fissa in testa e nell’anima.

Anzi!!!!

Voglio, però, ricordare soprattutto a me stessa quanto sia importante volersi sufficientemente bene, accettarsi, riconoscersi, abbracciarsi, senza lasciare alcuna parte di sè fuori dall’ abbraccio.

Io la mia parte ansiosa l’ho abbracciata e forse solo abbracciandola e riconoscendola come un pezzo importante del mio IO, forse solo in questo modo potrò vivere più serena e in pace con lei e con tutta me stessa.

Ovviamente questo è il mio sentire, è la mia esperienza; non credo purtroppo di aver trovato la soluzione universale, ma è la mia soluzione in questo momento della mia vita e se con il tempo non dovesse andare più bene, ne cercherò un’altra.

E forse rinuncerò alle mie manie di grandezza, comprerò un normalissimo Tronchetto della Felicità, lo sistemerò in soggiorno e mi siederò accanto a lui, raccontandogli la mia vita in ansia.

Tentar non nuoce!

persona felice, felicità, ottimismo, persona che sorride

Fissa un appuntamento

Lo scopo di ciascun percorso Fun-Raising è quello di accompagnare le Persone a vivere serenamente nel proprio mondo personale e professionale.