Storie di Amalia – Storytelling per la crescita personale

Gocce di Felicità

” No, mamma, di nuovo?” dice mia figlia con tono ironico e rassegnato, aprendo il mio armadietto nel bagno.
Devo ammetterlo: spuntano una decina di bottiglie di profumo ficcate a fatica in poco spazio.
“Un’altra collezione?” mi domanda seria.
Rido e le rispondo “Si, ma questa volta è colpa di Anna”.

Il discorso collezioni sarebbe lungo da affrontare e lo rimando, ma la COLPA della mia cara amica merita un po’ di attenzione.
Anna ha 45 anni, è felicemente sposata, ha una figlia adolescente ed una cagnolina adorabile; fa la casalinga anche per scelta, ma la sua vera missione è molto seria.

La mia amica é una ricercatrice, un’esploratrice instancabile: Anna cerca la felicità, ma non quella assoluta, universale, cosmica e duratura a cui io aspiro invano da sempre; lei si accontenta della felicità semplice, quotidiana, forse banale e la trova nelle piccole cose.

Quando è molto frustrata o malinconica si dedica ad uno shampoo accurato e dopo si sente davvero meglio; mi elenca o mi scrive via messaggio le attività che la fanno stare bene con la speranza che siano utili anche a me: innanzitutto passeggiare e lavare a fondo i capelli
(non contemporaneamente!), poi leggere libri, articoli o fumetti, colorare manga, fare puzzle.
Ancora: cucire (è una brava sarta), lavorare ai ferri e all’uncinetto, lavare le lenzuola, sentire il profumo di candele o di olii aromatici.

E la lista non finisce qui:

  • cucinare pietanze buone,
  • comprare un cioccolato speciale,
  • una sciarpa morbidissima
  • un piattino decorato.

Potrei continuare perché sono proprio tante le cose che donano ad Anna un po’ di pace e una buona dose di felicità.
Quando è avvilita, e per fortuna capita di rado, mi dice “Oggi non c’è niente che mi piaccia fare, forse mi rilasserà solo guardare la televisione”.
No, la mia amica non è iperattiva, anzi il tempo se lo gode e sa stare anche in contatto con la sua tristezza. “Oggi deve andare così” mi dice pacata.

Le prime volte che sono stata a casa sua mi ha ospitata nel vero senso della parola, mi ha accolta: mi ha fatto accomodare sulla sua poltrona preferita, mi ha messo sulle gambe una coperta sofficissima e mi ha preparato una tisana squisita che mi ha servito sul tavolo di vetro apparecchiato con due tovagliatte da tè ricamate su cui erano sistemate le tazze, i piattini, i cucchiaini, la zuccheriera e un vassoietto con dei dolcini.

Questo è il trattamento che mi ha riservato ogni volta che sono passata da lei e vorrei aggiungere che mi ha anche invitata a togliermi le scarpe!

Un giorno mi ha detto una frase che mi é rimasta impressa “Io mi voglio molto bene” e la sua espressione era dolce e intensa. Questa frase mi ha colpito perché io non credo di volermi bene e mi incuriosisce sapere che c’è chi si sa prendere amorevolmente cura dell’altro, ma anche di se stesso.

Con gli anni ho scoperto che per accogliere meglio gli altri bisogna sapersi voler bene.

Anna, con la sua semplicità, mi ha spinto a provarci ed il processo è lungo e discontinuo, ma lei è un’insegnante paziente e cerca di farmi assimilare due sue preziose convinzioni:

  1.  La felicitá assoluta, totale, completa e universale forse esiste, ma la ricerca è ardua.
    Nel frattempo posso concentrarmi sul “QUI ed ORA”, provando a godere delle piccole cose
    che mi fanno stare meglio, assaporando brevi attimi piacevoli e gratificanti, utilizzandoli
    come gradini per un percorso verso un SENTIRE, un PERCEPIRE, un PENSARE orientati
    alla positività.
  2. Devo imparare a volermi bene, a farmi qualche coccola semplice che dia sollievo alle mie
    ferite, alla mia anima spesso stanca.

Solo riuscendo a volermi bene potrò aprirmi pienamente all’altro e questa apertura sincera per me è molto importante.
So che non é affatto facile perché io sono specializzata nel colpevolizzarmi, nel non stimarmi, nel vivere accompagnata da ansia, insicurezza e paura.
Sono un’allieva incostante, di quelle che non credono nelle proprie capacità e pronte a mollare al primo ostacolo; al contempo, però, sono volenterosa, testarda, fiduciosa e conservo un’anima ancora un po’ bambina.

Dunque, stamattina :mi sono fatta una lunga doccia calda, mi sono spalmata un po’ di crema idratante sul corpo; è domenica, fuori piove ed è anche zona rossa: non si può uscire!
Ho indossato il mio soffice pigiama rosa e mi sono spruzzata sul collo e sui polsi un bel po’ del profumo che mi sono regalata. Ho infilato la vestaglia in tinta e mi sono fatta annusare da figli, marito e gatto.

Ieri al telefono ho detto ad Anna che avevo acquistato un altro profumo buono e non costoso. Mi ha risposto “Se il suo odore ti fa stare bene, comprarlo è stata un’ottima mossa”.
Dobbiamo fare le cose che ci gratificano, che ci danno piacere”. Penso con un sorriso che Anna sia un’edonista incallita, ma una cosa è sicura: sentire questo aroma su di me mi mette di buon umore.

Certo, oggi non ho risolto i miei problemi e non sono ancora una persona serena ed appagata, ma mi “sto simpatica”; sorrido, annuso i polsi e penso che questo passo fatto grazie ad Anna non sia banale.
E per stamattina va bene così.

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Lo scopo di ciascun percorso Fun-Raising è quello di accompagnare le Persone a vivere serenamente nel proprio mondo personale e professionale.