Malattia mentale: quando un’esperienza dolorosa si trasforma in rinascita

Sono un ex sofferente psichico, seguo tutt’ora una cura farmacologica, ma ciò che resta indelebile in me è il vissuto di dolore e il periodo buio nel quale ho vissuto.

Nel corso della malattia mentale, c’è stato un momento in cui non avevo più scopi né ragioni per svegliarmi la mattina.
Nessun traguardo da raggiungere, cosa che, per uno come me, abituato a vivere di obiettivi sfidanti, rappresentava la “morte cerebrale”, il baratro più profondo in cui potessi sprofondare.

Era in quello stato, un misto di agitazione della parte ancora in vita di me e di totale apatia e assopimento della parte ormai morta, che mi accusavo di aver fallito.

“Sei un fallito! Non ti meriti nulla da questa vita!”
Erano ormai gli unici pensieri nella mia mente affollata di voci che risuonavano in coro, inducendomi in uno stato di immobilismo e di assenza di speranza in una vita piena e felice.

Ogni tanto sognavo la fine di quell’incubo e poi una volta sveglio mi domandavo: “E poi? Se tutto questo finisse, a cosa andrei incontro?”

Quel vuoto di risposta mi inquietava, mi spaventava.

Razionalmente pensavo che non ero stato abbastanza forte, troppo fragile per uno che si sentiva invulnerabile. Non me lo perdonavo. Avevo “fallito”.

Proprio la mente, che per me rappresentava un punto di sicurezza e di forza, in quanto tutta la mia esistenza era processata dalla ragione e poco spazio era affidato al cuore e alle emozioni più pure e autentiche, mi aveva tradito.

Come raccontiamo nel libro “Alla Faccia del Pazzo”, la malattia mentale mi ha costretto a fermarmi e a farmi le domande giuste per equilibrare il flusso tra cuore e mente e per “progettare” una nuova vita, ricca di sentimenti e di emozioni.

Il vero fallimento sarebbe stato non provare a superare questo impasse, che si è rivelato il trampolino di lancio per l’avvio di un percorso di crescita felice.

Quello che per molti rappresenta un fallimento, un neo oscuro da omettere nel racconto della propria vita, per me ha rappresentato l’inizio di una nuova vita.

Mai avrei immaginato di poterlo dire, ma sono grato alla malattia mentale, perché ha attivato in me il seme del cambiamento e della crescita.

E tu, cosa hai imparato dai tuoi fallimenti?

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