Per La Prevenzione E La Gestione Del Burnout

Quella sottile differenza tra l’avere un lavoro e l’essere un lavoro…

Burnout non è solo una parola tristemente di moda, è una condizione di profondo disagio che, ahimè, si fa sempre più diffusa tra i lavoratori. Letteralmente vuol dire “bruciato” e, in effetti, la sensazione che prova il lavoratore in burnout è proprio di aver ‘bruciato’ tutte le risorse a disposizione per fare fronte alle richieste del proprio ambiente di lavoro percepite come sempre più pressanti fino a diventare insostenibili.

È importante per tutti conoscere l’evoluzione del fenomeno per poterne prevenire gli effetti.

La sindrome da burnout si manifesta generalmente seguendo quattro fasi:

LE FASI DEL BURNOUT

  1.  ”entusiasmo idealistico”: è il momento preparatorio, fatto di un super-investimento materiale emotivo rispetto ad un lavoro che si è scelto, desiderato e che, in molti casi, si ama. In questa fase, spesso, si commette l’errore di riporre nella professione aspettative sovradimensionate.
  2.  “svalutazione”: l’entusiasmo idealistico della prima fase ha comportato un dispendio eccessivo di energie. Ciò rende più evidenti le discrepanze tra le aspettative e la realtà. Diminuiscono, così, radicalmente entusiasmo, interesse ed senso di gratificazione legati alla professione.
  3.  “frustrazione”: è un momento molto critico, fatto di senso di inadeguatezza e di insoddisfazione. In questa fase si inizia a pensare di essere sfruttati, oberati di lavoro e poco apprezzati. Per questo il livello di tolleranza rispetto al lavoro e ai colleghi scende ai minimi storici così come la produttività e il tono dell’umore.
  4.  “apatia”: in questa fase, quella più acuta, si è ormai diventati completamente indifferenti rispetto al proprio lavoro. In molti casi si può arrivare ad una vera e propria “morte professionale”.

Ma quali sono le cause del burnout?

Le ricerche dimostrano che particolari interazioni tra fattori individuali e organizzativi possono favorire l’insorgere dei sintomi.
L’investimento emotivo iniziale, ad esempio, è un fattore individuale che varia da Persona a Persona così come la capacità di gestione dello stress.

Tra i fattori ambientali – legati cioè al contesto lavorativo – quelli maggiormente implicati nella genesi del fenomeno sono: a) i ruoli lavorativi, ossia la distribuzione dei compiti e degli impieghi che, qualora incompatibili con le capacità dei lavoratori, faciliterebbero in questi ultimi atteggiamenti di “ritiro” ; b) la struttura di potere, che si riferisce ai processi decisionali e di controllo nell’ambito lavorativo c) il clima relazionale dell’organizzazione, ovvero la qualità delle relazioni interpersonali nel contesto lavorativo, che incide sulle capacità di tollerare e affrontare il disagio derivante dalla frustrazione.

È possibile agire su tutti questi fattori con lo scopo di prevenire lo sviluppo dei primi sintomi.
Sul piano individuale, ad esempio, è importante seguire un percorso di Sviluppo Personale rivolto a modulare l’investimento emotivo sul lavoro, a gestire la motivazione e l’equilibrio tra vita privata e professionale.

Sul piano organizzativo, invece, è opportuno che il management tenga conto del fattore Umano come elemento essenziale per la produttività dell’organizzazione. Monitorare e curare in maniera attenta e costante i livelli di bene-essere dei lavoratori è un fattore chiave per organizzazioni sane e produttive.

Se desideri migliorare il bene-essere tuo o dei tuoi collaboratori nel tuo contesto professionale, puoi inviarci una mail oppure richiedere un primo appuntamento gratuito attraverso l’apposito form dei contatti

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